Che piacere immenso ricevere risposte così belle, così piene, così divertenti, così leali da Francesco ( che è il suo nome di fatto ) Antonio ( che è il suo nome all’anagrafe) Conti ( che è il suo unico cognome). Buona lettura.

Chi è Francesco Antonio Conti? Lasciamelo scoprire a colpi di ricordi.Magari lo sapessi! Probabilmente, come direbbe il grande Ciccio De Marco, “uno qualunque” oppure, esagerando un pochino, “uno, nessuno e centomila”. Perciò è meglio che sia Tu a scoprirlo … a colpi di ricordi. Il primo che mi viene in mente è insieme a mio padre allo stadio, tribuna Rao, a incitare il Cosenza; il secondo è sul palcoscenico del Rendano all’età di 8 anni davanti a un microfono (non mi sono mai piaciuti più di tanto i microfoni) e, immediatamente dietro, il volto sorridente della mia maestra; il primo esame universitario durante il quale mi chiesero per tre volte la stessa cosa benché avessi già risposto correttamente sin dalla prima; l’inizio di stesura del primo copione insieme alla mia compagna di vita e di scena Barbara Bruni; ma i ricordi che più di ogni altro mi danno pace sono i giorni in cui sono venuti alla luce i miei due figli… Giuseppe e Chiara .

E non ti scopriamo solo a colpi di ricordi ma anche a colpi di chitarra. Ho avuto il piacere di assistere ad un concerto in quel del Centro Storico di Cosenza, scoprendo un cantautore che scrive e interpreta verità dei nostri giorni. Parlami della tua chitarra. La mia chitarra ha 28 anni ma ne dimostra meno anche perché per circa 15 anni l’ho tenuta a riposo, diciamo che ha fatto un po’ la capricciosa. Fino a quando nel 2018, stanco di aspettare ancora, l’ho svegliata dal profondo sonno nel quale era caduta. In un certo senso ho abusato di lei dato che, dopo tutto quel tempo, le mie mani erano un po’ arrugginite. Oggi la mia chitarra crede di essere un mio prolungamento e la cosa non mi dispiace affatto anzi, mi tranquillizza e guai a non averla quando eseguo le mie creature… le nostre creature… diciamo che io sono il papà e lei è la mamma.

Dove ti trovavi quella volta che hai pensato di scrivere la tua prima canzone? Cosa ti ha ispirato? Il testo della mia prima canzone inizia così: “mi son svegliato una mattina”… dunque mi trovavo a letto e, aperti gli occhi, una forza interiore mi suggerì un’idea ma senza che io la cercassi … non ho deciso io di scrivere, qualcuno me lo ha imposto nel vero senso della parola. Sono stato costretto a tirare fuori quello che rimbombava nella mia testa, per liberarmene e stare meglio. E così quel pomeriggio, presi la mia chitarra e in poco meno di due ore tirai fuori quello che avevo dentro, testo e musica. So, però, che la decisione che presi il giorno prima fu determinante, certamente sofferta ma finalmente maturata e dunque, muovendomi sulla linea di confine tra il coraggio e l’incoscienza, dissi a me stesso: BASTA! Così la mia vita è cambiata.

Insieme alla musica e alla tua chitarra custodisci la passione per il teatro. Cosa significa per te fare teatro e quanto ha influito nelle tue canzoni? Il mio primo amore è il Teatro, quelle assi rappresentano il luogo sicuro, il rifugio dalle iniquità della vita, lo spazio in cui devi cercare la verità mettendo da parte le convinzioni personali e imparando ad ascoltare gli infiniti punti di vista altrui… il Teatro è scuola di vita e bisogna avere l’umiltà di dare libertà ai Personaggi senza concepirli come mere entità astratte bensì come Soggetti autonomi e capaci di insegnare e arricchire l’interprete. È come svuotare completamente una scatola per riempirla sempre di cose altrui per poi tenere quelle considerate più utili al benessere… un continuo rinnovarsi. Mi piace definire i miei brani delle ”Creature” esattamente come a Teatro perché per poter raccontare vicende che non fanno parte del mio vissuto, come spesso avviene, devo lavorare come con un Personaggio, una Creatura e lasciare che questa prenda forma per com’è, non per come vorrei che fosse. Molti mi dicono che i miei brani hanno un taglio teatrale e non potrebbe essere diversamente tant’è che sto valutando, già da un po’ in verità, di mettere su un lavoro di Teatro-canzone e combinare così i miei fuochi.

Qual è il tuo paesaggio preferito?  Caporosa … non un semplice paesaggio ma un luogo preciso. È una frazione del comune di Aprigliano sul lago Ampollino dove andavo a passare settimane nei periodi estivi per mettermi in ascolto e riflettere. Ci si divertiva anche e tanto, insieme agli amici dell’Azione Cattolica.

Hai scritto tante canzoni, hai immaginato e raccontato molte storie ma soprattutto parli di vita vera come quella di Laura. Quando hai scritto “Vittima di un suicidio”? L’ho scritta nei primi giorni di giugno dopo aver letto su Fb la notizia di questa donna magistrato 44enne trovata morta nel suo appartamento in Lecco. Hanno subito parlato di suicidio ma più leggevo di lei più mi sembrava un’ipotesi improbabile: Donna professionalmente capace, sorridente, disponibile, scrupolosa, rientrata da appena tre mesi nella sua città d’origine dopo aver lavorato in altre due procure. Sentivo quella vocina che mi diceva di scrivere per lei ma non aggiungeva altro. Poi, tra le tante notizie, trovai la pagina Wikipedia del padre, il musicista Dino Siani, nella quale, ancor prima che venisse eseguita l’autopsia sul corpo della povera Laura e dunque dopo pochi giorni dalla morte, era già riportata la scomparsa della figlia magistrato “morta suicida”. Quello fu il momento in cui la vocina cominciò a parlare e a cantare la melodia di “Vittima di un suicidio”.

Cosa vorresti dire sottovoce ad un bambino di quattro anni che curioso si avvicina a te e alla tua chitarra e ti chiede cosa stai facendo e cosa tieni in mano? Il giorno del concerto al Centro Storico di Cosenza durante il sound check si avvicina Marcello, un bimbo di 3/4 anni massimo, ma oltre al suo nome non mi disse altro… mi osservava e guardava la mia chitarra. L’ho fatto avvicinare e gli ho fatto toccare le corde. Sorrideva ma era anche un po’ spaventato. Allora gli ho detto: “Ti piace? Vuoi suonare? La musica è un gioco bellissimo e io non faccio altro che giocare”. Per tutta la sera Marcello ha corso in quella piazza ed è stata una gran gioia vederlo felice

Purtroppo per te e anche per me perché mi verrà fame, siamo arrivati alla domanda più saporita della nostra chiacchierata: ameresti delle patate ‘mpacchiuse preparate sul fuoco di un caminetto sperduto in chissà quale paesaggio innevato della nostra Calabria o delle frittelle di fiori di zucca cucinate in piena estate pronte ad essere degustate su un qualsiasi lungomare del mondo con il mare piatto e il sole che sta per calare? Sarò provinciale, ma tra un paesaggio innevato della Calabria e un qualsiasi lungomare del mondo non ho alcun dubbio a rimanere sulla mia Terra. Inoltre, alle frittelle di zucca preferisco le patate ‘mpacchiuse e, infine, tra il caldo e il freddo scelgo quest’ultimo essendo io capace di sudare con la neve.

Ritorniamo seri ma con l’acquolina in bocca, quali sono i tuoi prossimi progetti musicali? Possiamo aiutarti in qualche modo a far crescere la tua rete di note? Non potendo programmare spettacoli dal vivo mi sto concentrando su due progetti in particolare. Il primo, che è in via di completamento, riguarda un brano dal titolo “È la tua partita” (con gli arrangiamenti del Maestro Mario De Lio e editing /mastering del Maestro Paolo Scarpino) e che quanto prima spero di riuscire a consegnare ai destinatari dello stesso. Dico solo, impegnandomi così pubblicamente, che ho promesso a Sergio Crocco che la metà dei proventi dei diritti d’autore di questa Creatura saranno destinati alla “Terra di Piero” per sostenere le loro meravigliose opere. L’altro progetto riguarda invece il brano “Dai Angie” e per il quale ho avviato una campagna di crowdfunding destinata alla realizzazione di un video (tra il videoclip e il cortometraggio) le cui immagini accompagneranno l’ascolto. Ho immaginato il viaggio fatto dalla piccola Angie morta annegata nel Rio Grande, nella maglietta di suo padre Oscar, nel tentativo di raggiungere l’America… la libertà. A cantarla con me c’è un ospite di eccezione: mia figlia Chiara di 8 anni. Se qualcuno vuole sostenerci questo è il link della campagna: https://gofund.me/31531202

Grazie Francesco Antonio, sei una scoperta, sei una canzone, sei una chitarra ma soprattutto sei un angolo del Centro Storico di Cosenza. Sono quell’angolo del Centro Storico di Cosenza con alle spalle, quasi a protezione, l’immagine di colui che è per me Maestro di vita: Fabrizio De Andrè. È stato una sorta di battesimo con una benedizione speciale. Grazie a Te cara Noemi e in bocca al lupo per ogni Tuo progetto. Non dobbiamo avere paura di inseguire i sogni se non vogliamo che diventino incubi.

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