Ho sempre avuto una grande passione per le domande, ho iniziato sfogliando il libro dei perché per poi arrivare a creare interviste e porre domande a persone simpatiche e piene di sogni. Ad iniziare questo nuovo e ufficiale viaggio di domande senza senso sarà Giuliana Zungri, una ventenne dal sorriso largo e i capelli lunghi con la forte passione per le immagini, il cinema e la bellezza; da qualche settimana è uscito il suo secondo cortometraggio intitolato “Peau sur les os – Pelle e ossa” ed io le ho chiesto qualcosa a riguardo. E non solo.

Ciao Giuliana, questa non sarà una vera e propria intervista perché io non
sono una giornalista però voglio che tutto il mondo sappia quanto sei
brava, quindi seguiranno una serie di domande dedicate al tuo
cortometraggio intitolato “Peau sur les os – Pelle e ossa”. Sei sicura di voler iniziare questo viaggio senza molto senso ma con tanto amore?
Mi chiedi un super viaggio amorevole e nonsense assieme a te, Nonù? Sì, certo, sono certa che sarà una piacevole chiacchierata…e ne sono molto felice!

Se ci troviamo a questa domanda è perché a quella precedente hai
risposto in modo positivo e di questo te ne sono grata. Bene, partiamo.
Quando nasce la tua passione per il cinema e in particolare per la regia?
Ti dirò che ho risposto prematuramente (e con molta convinzione) alla classica domanda che ti pongono quando sei poco più che un marmocchio:” Cosa vuoi fare da grande?”. La me dodicenne si appassionò al cinema sotto l’influenza burtoniana di The nightmare before Christmas (nonostante fosse soltanto prodotto da Burton, ma allora ignoravo questi dettagli), Beetlejuice, Sweeney Todd e Mars Attack!.
Il particolare stile di Tim, durante i suoi primi anni di regia, mi ammaliò tanto che mi rifugiai completamente nei suoi lavori. I suoi film mi aiutarono molto in quegli anni difficili della preadolescenza. Mi ispirarono così tanto che decisi che, un giorno, avrei voluto anch’io che altri piccoli freaks sperduti si sentissero protetti, ispirati e rappresentanti dai miei film.

Quali e quante strade hai percorso prima di arrivare a “Peau sur les os –
Pelle e ossa
”? Quali mezzi di trasporto hai usato?
Trovo curioso il fatto che Peau sur les os sia piaciuto così tanto dato che è nato, in realtà, come un mini- Frankenstein. Mi trovavo in un periodo di stacco, avevo appena finito di girare e montare il mio primo cortometraggio, e avevo bisogno di tenere allenati occhi e mente. Per cui ho acciuffato la camera e ho deciso di riprendere ciò che mi stava attorno, senza uso di stabilizzatori, luci o microfoni, senza pensarci molto insomma. Un’azione spontanea. Parlo di Peau come un piccolo Frankestein perché era soltanto un esperimento. Che fosse ben riuscito o meno aveva poca importanza, non avevo neanche intenzione di renderlo pubblico, avevo soltanto voglia di sperimentare e di giocare con il binomio immagini/suono, per cui ho unito le immagini crude del macello alle melodie della Piaf: un connubio insolito, un po’ paradossale.

Hai documentato le pratiche di una lavorazione che segue ormai da molto
tempo, cosa ti ha affascinata a riguardo?
La lavorazione del macello è una pratica molto vicina a me, appartengo ad una famiglia di macellai da generazioni. E posso dire che sono stata, in un certo senso, abituata ad assistere a scene particolarmente crude fin da bambina. Quando parlavo di “riprendere ciò che mi stava attorno” intendevo questo: credo che per cominciare a creare qualcosa bisognerebbe partire da ciò che ci è più familiare, più vicino. Avere in pugno questo significa riuscire a gestire tutto il resto che viene “fuori” in un tempo futuro. Ammetto che la mia più grande paura era il fatto che qualcuno potesse storcere il naso di fronte a certe immagini. Il mio principale obiettivo nel riprendere tali scene era, semplicemente, documentare. Osservare. Lasciare dietro le spalle qualunque tipo di posizione o ideale. Spero di esserci riuscita.

Peau sur les os – Pelle e ossa”: la tua seconda testimonianza
cinematografica nel mondo. Quali altri immagini hai raccontato?
Arriveranno nuovi stimoli per i nostri cuori?
Sì, Peau sur les os è il mio secondo bambino, il mio primogenito è un tipo assai più complesso! E benedetto il frutto del tuo seno è stato il mio primo cortometraggio, è completamente diverso dal suo fratello minore perché, innanzitutto, non è un lavoro documentario bensì un corto di finzione a cui ho lavorato (tra scrittura, riprese e montaggio) per più di due anni. Narra le vicende di una giovane suora in un convento di clausura…ma non ti rivelo altro! Per quanto riguarda i progetti futuri ho così tante idee in testa, tante storie e personaggi animano la mia mente! Al momento sono davanti ad un bivio: non so se continuare con l’osservazione documentaristica o dedicarmi a tutt’altro. Da un po’ di tempo mi balena in testa anche l’idea di uno stop-motion…vedremo.

Abbiamo quasi finito. Prima ci terrei moltissimo a sapere cosa preferisci
tra la pizza margherita con basilico fresco da masticare e assaporare sul
bagnasciuga o un bel panzerotto fumante ripieno di pomodoro e
mozzarella da mangiare nei folti boschi della Sila. Argomenta pure la tua
risposta.
Caspita, questa sì che è difficile! Mi proponi due opzioni estremamente allettanti. Sai bene che abito vicino al mare, per cui non mi capita spesso di godermi il fresco vento della Sila, tanto meno di gustare panzerotti. Penso che sceglierò la seconda opzione…sperando che un lupacchiotto silano non mi voglia come spuntino.

Torniamo serie! Probabilmente questa intervista senza molto senso verrà
letta da qualcuno o forse no. Cosa vorresti gridargli?
Ne approfitto per citare una delle persone più belle che ha abitato il nostro pianeta: “Take your broken heart and make it into art”. Sono le parole della nostra magnifica principessa Leia Organa, l’eroina dei nostri cuori: Carrie Fisher. Lascio questo messaggio e questo augurio ai giovani sognatori: fate dei momenti cupi e bui un’opera d’arte.

Lasciami le tue tre parole preferite: Caribù, prateria e megera!

Ultima domanda che sicuramente incuriosisce tutti i tuoi spettatori: chi è
quel meraviglioso signore che beve il bicchiere di vino rosso?
Il gentiluomo col camice bianco che sorseggia il vino rosso è il Signor. Zungri, mio papà! Non è estremamente fotogenico?

Grazie Giuliana, è stato prezioso. Grazie a te Nonù, è stato super divertente, ti aspetto in Sila col panzerotto!

Questo è link per prendere visione a questo secondo cortometraggio di Giuliana Zungri: https://m.youtube.com/channel/UCkZdFvz8FW3-NldSsjH8yjQ?view_as=subscriber

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